Ci sono cose che non sopporto in chi fa il creativo, o presunto tale, per mestiere. Parlo soprattutto di alcuni autori televisivi ma credo sia lo stesso in ogni ambito della creatività.
Voglio sottolineare una cosa: con creatività non intendo Arte. La creatività, dal mio punto di vista, è quell'insieme formato da pura tecnica, acume e impegno necessario per produrre qualcosa (c'è creatività in una torta, in un nodo da marinaio, in un passo di danza). Raramente questo qualcosa è Arte, solitamente è un frammento di piacevole qutidianeità (la suddetta torta fatta in casa), a volte è un lavoro (la suddetta torta del pasticcere).
Nel mio ambito la creatività serve per produrre meri e spesso standardizzati elementi di intrattenimento.
Ma i creativi che ci lavorano, non so spiegarmi il perchè, sentono spesso la discutibile necessità di essere creativi SEMPRE. Tutto quello che dicono e che scrivono deve essere infarcito di ironia o intelligenza, ogni battuta viene ponderata anche mentre parlano con l'ultima stagista a cui non potrebbe fregare di meno, ogni pagina bianca viene riempita al più presto, ogni battuta si ripete mille volte a chiunque.
E' una specie di ansia da prestazione corrosiva e distesa su ogni frammento della vita.
E' un'ansia che non sopporto, ma che purtroppo spesso ritrovo anche in me.
E mi porta a stimare soprattutto gli autori taciturni, seri, che fanno ridere o pensare solo quando devono (solo quando è giusto) e mai per forza.
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